Ricaricarsi CON la natura

Non avrei mai creduto che nel giro di un mese avrei avuto due avventure da raccontare! Eppure, dopo un’emozionante viaggio in Irlanda, sono finita sulle Dolomiti! Un viaggio che segnerà per sempre un “prima e un dopo”, per come è nato, per come si è svolto, e per i cambiamenti che sta portando nella mia vita. Fatico a raccontarlo, ma credo sia importante farlo per testimoniare che le belle cose, quando meno te l’aspetti, accadono.

Un giorno, distrattamente, ho letto su un giornale online che ci si poteva candidare per andare gratis 5 giorni sulle Dolomiti! Unica regola: niente cellulare. Una digital detox per scaricare lo stress in mezzo alla natura, offerto e organizzato da Heart of the Dolomites. Con il mio solito entusiasmo ho proposto ad altri di provarci, ma nessuno si è fidato o ha potuto farlo. Il giorno prima di partire per l’Irlanda ho girato un video e ho inviato la mia candidatura, senza crederci troppo, ma solo per non avere rimpianti.

A rivederlo ora, il video mostra una me molto emozionata, che fa trapelare un reale bisogno di staccare. Non di fuggire, ma di staccare. Staccare il telefono significa isolarsi, prendere una pausa dalla solita routine, dalle mille notizie e richieste che arrivano da tutte le parti del mondo. Dismettere i panni che indossiamo nella vita, per cercare di rimettersi in contatto con noi stessi. Ora che mancano solo 6 mesi ai miei X0 anni (anche se per fortuna continuo a dimostrarne meno!!!), avevo bisogno di fermarmi, respirare, ascoltare la mia voce interiore troppo spesso soffocata dal vociare degli altri. Sognavo tramonti infiniti, montagne, caprette, silenzio. Beh… anticipo che ho trovato molto di più!

Dopo pochi giorni dall’invio della mia candidatura, ero in Irlanda, stavamo andando verso la scuderia per andare a cavallo, ero felice, cantavo nella macchina guidata da Gigi, Giuly al mio fianco, quando è arrivata l’email che mi comunicava che tra 19.100 persone ero tra i 10 prescelti!! 19.100 persone da tutto il Mondo e loro, hanno scelto me. Pazzesco. In quel preciso momento mi sono sentita la persona più fortunata del mondo. Poi mi sono ricordata del mio libro preferito: “La fortuna non esiste”. Ed è vero.

Piuttosto preferisco credere che la felicità è una scelta e che se la scegli lei sceglie te. E così io, che avevo scelto di provarci, di mettermi a nudo e di tentare, scelta tra 19.100 persone, dal 13 al 17 settembre sono andata sulle Dolomiti per condividere un’avventura con altri nuovi 9 sconosciuti.

Poche le notizie che avevo, solo la destinazione: un aereo prenotato, consigli su cosa portare, e l’indicazione di dove avremmo dormito, il Rifugio Falier.
Preparare uno zaino per un’avventura così misteriosa non è stata cosa facile. Sapere di non avere il cellulare comporta di dover portare, tra le altre cose, libri, un quaderno e una penna, una torcia, una macchina fotografica e… un dizionario di inglese dato che quella sarebbe stata la lingua utilizzata per poter dialogare con i miei compagni.

Arrivato il giorno del viaggio, cuore a mille, e tanti pensieri. Cosa stavo lasciando a casa? Di cosa avrei avuto nostalgia in quei giorni così isolata? E cosa avrei trovato al mio rientro? Pensieri che si sono dileguati non appena ho visto i miei compagni di viaggio. Ad aspettarmi in aeroporto alcuni degli organizzatori con un cartello in mano e i primi 5 arrivati. Ogni dubbio e perplessità se n’è andata al primo abbraccio. Chiacchiere (ancora in italiano… per fortuna!), primo pranzo tra le montagne accompagnato da un buon vino, ed eravamo già una squadra. Ci siamo poi riuniti tutti e 10 i fortunati, arrivati da tutte le parti del mondo, Brasile, Slovacchia, Londra, Lione, e dopo i saluti istituzionali, le presentazioni, abbiamo dato in consegna i nostri cellulari e ci siamo diretti a piedi al nostro Rifugio. Una camminata di 2 ore che ci ha lentamente portati lontani dalle nostre vite, dai nostri mondi, e ci ha catapultati in un mondo parallelo.

Ha avuto così inizio una delle avventure più belle che io abbia mai vissuto.Solo al mio rientro nella “vita reale”, quando hanno iniziato a chiamarci i giornalisti, quando tutti mi hanno chiesto incuriositi come era andata, ho capito che quella che sembrava una semplice vacanza, in realtà, è stato un piccolo gesto rivoluzionario. Un’eccezione alla regola che ci vuole sempre connessi, sempre disponibili e pettinati. 

Noi per 5 giorni ci siamo isolati dal mondo ma ci siamo connessi con la natura, con noi stessi e tra di noi. Ci siamo fatti coccolare da Franca e Dante, che gestiscono il Rifugio Falier sotto la Marmolada. Calore, buon cibo, sorrisi e abbracci. La Valle dell’Ombretta ci proteggeva. Le nostre giornate sono passate nella semplicità. Dormire in un rifugio richiede spirito di adattamento. Camerate con letti a castello, due soli bagni per tutti. Eppure ci sentivamo come in un albergo di lusso. Perchè il lusso era avere il sole che sorgeva proprio davanti alla nostra finestra e ci colorava d’oro. Il silenzio. Le caprette la mattina che venivano a salutarci e a farsi coccolare. Lo scorrere tranquillo del tempo.Ogni giorno una scoperta. Lo yoga, il Forest Bath, lo Stone Balance, il Bagno sonoro. Ho ascoltato il mio corpo, abbracciato un albero, camminato scalza sulla terra, vibrato al suono delle campane tibetane, costruito un ponte con i sassi.Ogni giorno facevamo anche meditazione con la Mindfulness, scrivendo ogni sera nel nostro “Diario della gratitudine” tre ringraziamenti per le cose vissute durate la giornata. E poi tanto trekking e camminate. Sono tornata bambina! Con quella semplicità e leggerezza che tanto mi mancavano. Adolescenti degli anni ’90, che trascorrevano il tempo a conoscersi, giocare, ridere, piangere, abbracciarsi, brindare ai nostri desideri.

Non abbiamo mai affrontato veramente il tema “cellulare”. Non eravamo li per “disintossicarci dallo smartphone”, noi avevamo bisogno di riconnetterci con noi stessi. Con il presente. Con le vite che ci passano accanto e che spesso nemmeno notiamo.

Ed ecco cosa mi è rimasta di questa esperienza. Mi è rimasta un’attenzione maggiore del qui ed ora, un amore per me stessa e la mia vita che avevo perso. Accendo il telefono più tardi la mattina, non ho più la necessità di condividere tutto quello che faccio perchè preferisco viverlo, assaporarlo. Mi sento forte. Capace di scalare una montagna. Proseguo la mia ricerca della Felicità con cuore e occhi spalancati, predisposta ad accogliere ciò che incontro, persone, luoghi, situazioni. Cerco il mio ritmo, ascolto il mio respiro e lo accetto così com’è.

Credo che questo ricordo possa riassumere in pieno quello che ho vissuto: il nostro ultimo trekking verso la vetta della Marmolada. Non avevo voglia di andare, ma l’entusiasmo degli altri mi ha convinta che non potevo perdere quest’ennesima, ultima avventura. Ho faticato tanto, ma mi sono concentrata nella ricerca del mio ritmo. La camminata è stata una sorta di meditazione. Arrivati a un certo punto non ce la facevo più a salire, e mi sono fermata ad aspettarli. Io, sola, davanti alla vallata. Ho meditato, scritto, letto, creato l’ennesima torre di pietre. Poi i miei compagni sono tornati da me, a prendermi. Non mi sono mai sentita sola. Ero tutt’uno con la bellezza che c’era davanti e dentro di me. 

Ora mi sono rimasti Carol, Ionela, Ivana, Valentina, Fulvio, Michel, Igor, Josef, Lucas. PDC = Pezzi Di Cuore, siamo i 10 fortunati non solo perchè abbiamo potuto vivere questa esperienza, ma per tutta la bellezza che ci siamo portati via.Il cellulare lo uso principalmente per stare connessa a loro e a chi amo e mi sta lontana. Rapporti condivisi, reciproci, reali.

Grazie a chi ha reso possibile tutto questo: Emma, Dott. Alberto, Amina, Elisa, Valentina, Giada, Marisa, Adriano, Samir, Dante e Franca. E Mauro, mio pezzo di cuore, che mi ha ricordato che devo seguire il mio ritmo, che posso arrivare ovunque, e che sono bella quando mi emoziono! Mi avete insegnato cosa significa “resilienza”, voi che amate così tanto il vostro territorio, che avete deciso di lavorare li, di investirci e di reagire ai danni provocati dai temporali dello scorso anno. Siete stati un forte esempio.

Perchè “Penelope esce sola” ma nel suo cammino ha sempre la fortuna di incontrare compagni di viaggio speciali. Voi siete tra questi.

to be continued…

Penelope viaggia (quasi) sola

Un giorno mi sono accorta che erano anni che non prendevo un aereo! Avevo passato tre anni a fare un viaggio dentro me stessa, per scoprire chi ero, cosa era rimasto di me e da dove partire. Poi d’improvviso un forte desiderio di riprendere a viaggiare “fuori” di me.

Ma non è facile farlo veramente da sola, o almeno, non ero pronta.
E allora ecco una nuova sfida: partire con un gruppo di sconosciuti! Del resto non ho mai avuto difficoltà ad adattarmi e a fare amicizia. Non volevo una meta troppo lontana, quindi sarebbe stata europea, ma comunque avventurosa.

Trovata!
Con WeRoad un giro dell’Irlanda a 360°, in dieci giorni, in macchina… con persone sconosciute! Con lo zaino. Tutte novità per la coraggiosa Penelope.

Accetto la sfida. E che Irlanda sia!
Partenza 9 agosto 2019.

Un paio di mesi prima una chat su whattapp doveva farci “conoscere”. Quando è comparso il gruppo una forte emozione e curiosità mi ha colto. Eccoli li, i 13 sconosciuti che mi avrebbero accompagnata in questa avventura. Ci siamo studiati a distanza, ma i mille messaggi facevano già intendere che era nata un’intesa e il patto di vivere fino in fondo questa esperienza con serenità era stato silenziosamente siglato.

Nei mesi successivi un pò d’ansia mi era salita… la sola idea di dover fare uno zaino e doverlo gestire per tanti giorni mi preoccupava non poco. Loro invece sembravano simpatici.
Arrivato il momento della partenza mi sentivo impreparata. Lo zaino… ovviamente l’ho comprato la mattina prima della partenza.

Il gruppo era composto in prevalenza da “gente del nord”, 6 donne e 8 uomini.
I messaggi e le info che mi arrivavano mi hanno convinta ad uscire di casa molto prima rispetto a quanto avevo preventivato io, coi miei tempi romani, ma meglio così, almeno potevo risolvere eventuali imprevisti. Il ritmo del viaggio sarebbe stato il “nostro” e non più solo il mio.

Arrivata all’aeroporto ho avuto un nodo in gola, tanti ricordi mi hanno assalita: quanto amo viaggiare, eppure…. ho messo da parte tutto questo per paura. L’ho sciolto facendo scorrere le lacrime.

Ed eccomi: una bellissima donna, con due zaini in spalla, e un grande desiderio di libertà. Forte eppure fragile. Con il cuore stropicciato e le spalle forti. 

Controlli passati, due ore davanti a me. Ho comprato un libro che sapevo che sarebbe stato il giusto compagno: “Scintille. Storie e incontri che decidono il nostro destino“, di Federico Pace. Mi dirigevo verso un nuovo paese, un gruppo di sconosciuti, una terra bellissima. Dietro di me un batticuore, i miei due pelosi, la mia vita. Un respiro ed ecco tornato il mio sorriso.

Faccia da schiaffi se ne stava andando a Dublino!!!!!

Salita in aereo mi sono sentita a mio agio, emozionata. Tutto è trascorso bene. Alle 17 incontro nella hall del primo albergo. Ed eccoli li: i miei 13 compagni di viaggio. Lo sentivo, erano simili a me. Un feeling scoppiato al primo sguardo. Saremo stati insieme 10 giorni. Ed era già bellissimo.

Agosto 2019, in giro in macchina per l’Irlanda con degli ex sconosciuti. Serate passate a ballare, bere Guinness e wiskhy e scoprire che questo senso di libertà mi piace. Capelli arruffati per colpa della pioggia. e un sorriso splendente per colpa della serenità.

Emozionarsi per le avventure di persone incontrate solo tre giorni prima. Trovare a terra 50€, regalo di un Leprechaun, lo gnomo della pentola d’oro!!!, ridere fino ad avere il mal di pancia, camminare, ballare fino allo sfinimento. Paesaggi mozzafiato. Il verde di questa terra mi metteva un grande senso di pace. Ho baciato una pietra, la pietra dell’eloquenza, nel Castello di Blarney, proprio io che sono stata un fiume di parole dal primo istante!  Scogliere a strapiombo nell’Oceano. Meraviglie che si sono modellate nel tempo. Le guardavo e pensavo ancora una volta che ci vuole pazienza. Come quando sei in mezzo al mare in barca a cercare le balene che appaiono d’improvviso, ma poi in realtà sono i delfini che ti emozionano di più. Bisogna solo stare con gli occhi aperti. Fidarsi. Lasciarsi trasportare da una cavalla, Blacknay, fino all’Oceano. 

13 belle anime mi hanno circondato. Ognuno con la sua storia e il suo percorso di vita. Da quando aprivo gli occhi la mattina a quando li chiudevo mi attraversavano con parole, sguardi, sorrisi di complicità. Un’interazione reale che a volte mi trovava impreparata. Avrei voluto prendere gli appunti per ricordare tutto quello che mi hanno raccontato. Stimoli e idee che a volte mi hanno fatto sentire piccola. Io che sono rimasta indietro di tanti viaggi, film, libri… ma poi mi ricordavo di quanta vita ho percorso fino a qui, con determinazione e coraggio. Ho percorso altre strade con il mio ritmo e sono stati percorsi di cui andare fiera.

In quei giorni eravamo semplicemente in una dimensione altra, diversa dal solito. Eppure reale. Una parentesi, una vita parallela, ma che come al mio solito costringerò a intersecare la mia vita perché già so che quei nuovi conosciuti e quei posti magici li ho portati via con me.

E porto con me la consapevolezza di essere forte. Fragile, ma comunque forte. So essere accogliente, contagiosa nel mettere l’allegria. So fidarmi e so lasciarmi guidare. Devo crescere, migliorare, ma se mi impegnerò ce la potrò fare ad essere la donna che vorrei essere.

Un’avventura che ha tirato fuori la mia parte bella, troppe volte accantonata. La mia “leggerezza”, che è anche ballare in un locale irlandese senza sosta. Dimenticare orari o etichette. Pazienza se non avevo i tacchi, se i miei capelli erano più gipsy che mai. Non mi sono mai sentita così libera di essere me stessa, la più sexy di tutte perché indossavo il mio sorriso migliore.

Torno con un forte desiderio di studiare, migliorare. Basta restare in superficie. Ho voglia di immergermi nel mondo. Un incredibile, veloce, corso di recupero.

Grazie alla mia compagnia, Claudia, Daniele, Federico Prof, Federico Cummenda, Giuly, Laura, Letizia, Luigi, Marcellino, Marco, Marta, Paolo, Paolo Porsche, per essersi fatta conoscere e avermi aiutata a conoscermi. Ora questi sconosciuti sono un po’ più vicini al mio cuore.

A poche ore dalla partenza, stesa sull’erba in un giardino segreto ho sentito una forte voglia di tornare a casa: non avevo paura. Non più. Tutto questo non lo perderò, fa parte di me.

E ho un nuovo insegnamento:

PRIMA DI PIANIFICARE IL FUTURO, DIVORA IL PRESENTE

Noi ragazze romantiche, di tutte le età

Noi ragazze romantiche, di tutte le età,

che stiamo sempre con lo sguardo verso il cielo.
Che guardiamo le nuvole.
Che seguiamo il volo degli uccelli.
Che corriamo dietro le farfalle.
Che ad ogni tramonto facciamo un sospiro e diciamo “che bellezza”, come se fosse sempre la prima volta.
Che puntiamo la sveglia per vedere l’alba.

Noi ragazze romantiche, di tutte le età,

che guardiamo il mare chiedendoci cosa ci sarà oltre l’orizzonte.
Che chiudiamo gli occhi e stiamo a sentire il calore del sole in ogni parte del corpo.
Che i fiori li accarezziamo.
Che guardiamo le stelle, e se ne cade una… già avevamo il desiderio pronto.

Beh, noi ragazze romantiche, di ogni età, la Luna la contempliamo tutte le sere.

Non solo quando c’è l’eclissi più lunga del secolo.

Noi la cerchiamo, la salutiamo.
Ci fermiamo al semaforo più felici se davanti a noi c’è Lei.

Eh, se potesse parlare la Luna… Lei sa tutto di noi.

L’altra sera, 27 luglio 2018,  è diventata rossa. Forse perchè di segreti ne abbiamo raccontati troppi??

luna rossa

Non so voi, ma io dopo l’eclissi mi sono sentita più leggera. Più consapevole.
Dicono sia un nuovo inizio!
Di sicuro è stato uno spettacolo che non dimenticheremo più.

La Luna è arrossita, è diventata rosso sangue, e poco dopo da sotto è spuntato anche Marte, rossissimo anche lui!
Contemplandola io ho avuto mille pensieri, ho espresso i miei desideri ed ho aspettato che la Luna tornasse bianca, che quel rosso portasse con se una parte di me.

Beh… come dice Vasco?

… Se c’è qualcosa che non ti va
Dillo alla luna
Può darsi che ‘Porti fortuna’
Dirlo alla luna…

Ed ovviamente noi ragazze romaniche, di tutte le età, ci crediamo!

Le irragionevoli ragioni della politica (e del cuore)

Dopo quattro anni, ieri sono rientrata in uno dei miei luoghi del cuore… il Teatro Valle di Roma. Era il 10 agosto 2014. Un tuffo al cuore, nei sentimenti.
Come un esiliato che rientra furtivamente in Patria, di nascosto, per riabbracciare i suoi cari, stavolta Ulisse e non più Penelope. Sono entrata alla conferenza stampa di presentazione del progetto del Comune di Roma: “Interludio Valle”, una serie di eventi di riapertura parziale del Teatro tra la prima e la seconda fase dei lavori di ristrutturazione necessari per farlo tornare ad essere agibile.
Da quando ho deciso di andare, grazie alla segnalazione di Andrea Pocosgnich, l’unico che ne ha dato informazione dato che era un evento super blindato con camionette della Polizia e lista di ingresso… un solo pensiero mi è risuonato in testa:
E’ SOLO AMORE
E’ stato solo amore che ci ha fatto lottare per salvare da una speculazione e dalla brutta politica un teatro storico, simbolo del nostro lavoro e dell’arte. Che ci ha fatto mettere corpo e anima in una lotta. Che ci ha fatto prendere cura di uno spazio, pulire i bagni, passare l’aspirapolvere, fare riunioni interminabili, litigate, creare cose belle…. gratis. Un gratis che è stato ricambiato da energia, bellezza, senso di pienezza, perchè quello che facevamo aveva un senso, e non aveva bisogno di essere retribuito.
E’ solo amore che guida le irragionevoli motivazioni che ci fanno continuare a fare un lavoro masochista. Tra disperazione ed euforia.
Ed è stato solo per amore che ieri ho preso l’autobus (lo scooter ovviamente rotto… perchè lui è l’unico che mi capisce e sa quando deve fermarsi e lo fa per me, per farmi rallentare e donarmi momenti di riflessione) e sono entrata.
Il tempo sembrava non essere mai passato, immobile come l’orologio che è dipinto sopra il palco. E invece… era una vita fa.
Mi sono seduta su una poltrona, sotto quel lampadario e quel soffitto che ho sempre amato, e mi sono lasciata avvolgere da un abbraccio caldo, sincero. Sono sprofondata nei ricordi, vedevo visi, sentivo voci impressi nella memoria del cuore.
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Poi mi sono ripresa, e mi sono messa in ascolto. E ho sentito di progetti di apertura “temporanea”, di installazioni e non di spettacoli, perchè il teatro non è agibile, di soldi spesi per far riavere a quel luogo la sua “funzione pubblica” di luogo di cultura. Ma… qualcosa non mi torna. Perchè in questi tre anni, uscita da li, cacciata da li, ho invaso la città, il paese intero. Festival, compagnie, nuovi spazi che cercano di aprire. Penelope è uscita (sola!) e ha smesso di attendere un lavoro. uno spazio… se li sta creando da sola. Il Teatro Valle era e resta un simbolo, un luogo pieno di storia e di bellezza. Ma come dissi tre anni fa, non deve restare un’isola che non c’è. E se fuori dal suo foyer c’è una città che soffre non si può far finta che non sia così.
Invece, ecco la politica: facciamo vedere che il teatro è aperto, che è un luogo pubblico e attraversato. Pazienza se invece che teatro (che è la vera funzione dello spazio) ci facciamo mostre e incontri. Trasformiamolo nel salotto buono, uno specchio che rifletta un’immagine creata apposta per far vedere la nostra bellezza.
Ma se quello specchio fosse realmente interrogato, alla domanda “Teatro Valle, chi è il più bello del reame?” io sono sicura che lui non direbbe “IO” ma nominerebbe tutti quei teatri privati, gli spazi multidisciplinari, autogestiti, che con fatica ogni giorno portano avanti un vero lavoro su territori difficili e su una città che sta soffrendo, ma lo fanno con coraggio e follia. Con Amore. Nominerebbe le compagnie teatrali e gli artisti romani senza una sede che provano spettacoli nelle proprie cucine, nei garage. Nominerebbe chi ha lasciato questa città per creare e portare bellezza altrove, dove finalmente gli viene riconosciuto un valore.
Perchè è solo amore voler continuare a fare un lavoro in un ambiente e una città che non riconoscono una storia,  che ti prendono delle idee e dei progetti ma non ti coinvolgono nella realizzazione, che non ti pagano costringendoti a fare mille lavoretti per campare senza avere più le energie e il tempo per realizzare il tuo sogno.
Il Teatro Valle ha una storia. Si respira appena ci entri. E in questa storia ci sono anche tre anni di occupazione in cui si era creato un laboratorio di idee, in cui migliaia di persone lo hanno attraversato e lo hanno potuto vivere liberamente. Vederlo così, aperto e in bella mostra di sè ma senza una vera anima è doloroso.
E penso che la politica poteva concentrarsi e decidere di investire fuori. Cercare altri fondi e far tenere aperti più ore i teatri pubblici agibili che ci sono, ad esempio, e darli gratuitamente a compagnie e artisti romani. Far partire e ripartire progetti di sostegno per la cultura. Di salotti buoni e di vetrine in questa città ce ne sono già tante.
Il Teatro Valle deve risuonare di arte, risate, teatro, VITA. Diamogli il tempo di riprendersi, di tornare ad essere bello, agibile, e nel frattempo perchè non avviare dei progetti realmente condivisi da far convogliare li tra (speriamo!) tre anni???
Ho visto l’installazione. Un bellissimo sipario di Palladino, quadri di drammaturghi e le voci. Ho ascoltato a occhi chiusi la voce di Carmelo Bene. Voci del passato che risuonano in un luogo in cui veramente il tempo sembra non voler passare più, congelato da lavori di ristrutturazione e infiniti tempi della politica.
COME E’ TRISTE LA PRUDENZA
Sono uscita da lì rattristata. Scappo da un passato che si auto-celebra all’infinito. Investo nel futuro. E spero che il Teatro Valle torni presto a splendere, torni a vivere. Che diventi veramente un luogo di tutti e per tutti, aperto sempre, pubblico, vivo, con progetti condivisi di arte e cultura.
Nel frattempo… noi… qui fuori… cerchiamo di sopravvivere.
E’ solo amore… irragionevole amore.
#penelopeescesola

E quindi… ciao 2017

Ultimo giorno dell’anno. Ho iniziato il 2017 senza fare propositi ed esprimere desideri, lo chiuderò senza tirare le somme.

Sono stati 365 giorni di emozioni, avventure, delusioni, emozioni, sorrisi, lacrime, scoperte, odi e amori. Giorni come tanti, giorni speciali, giorni dimenticabili e giorni indimenticabili.
E con un normale continuum… domani arriverà il 2018.
Chiedo solo al 2017 di passargli in consegna i miei sogni mai svelati, i desideri conservati nel profondo, perchè non ho intenzione di raccontare troppo di me a un nuovo anno appena conosciuto. Insomma, la fiducia va conquistata.
Se non fosse per motivi convenzionali, non lo vorrei proprio far finire questo 2017.
Si lo ammetto, mi sono ormai affezionata. Ma certi bei rapporti non finiscono con la separazione, e so che ti ricorderò sempre mio caro 2017.
Pochi tuoi predecessori hanno avuto questo privilegio.
Marisa Forzani serenità coraggio e saggezza
Nel significato numerologico il numero “7” è proprio un bel numero! sembra avere la capacità di “realizzare” il magico nel quotidiano, rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. Io poi gli ho associato il “3” dei miei 37 anni, quindi… uahu!!!
Tra le cose importanti che ho scoperto e accettato di me è che sono riccia! Una vita a lottare con i miei capelli, piastre, phon, ore e ore perse. E invece: chi nasce riccio non avrà mai un vero liscio!
 Grazie allo yoga mi sto rimettendo in ascolto della mia vera natura (anche quella dei capelli!).
ACCETTARSI E’ IL PRIMO PASSO PER LA FELICITA’.
Ho un nuovo ukulele che ho intenzione di imparare a suonare bene trovando il mio strumming per portare allegria nella mia vita, perchè la vita va riempita di musica.
E ho ovviamente scoperto cose più profonde di me, e averle accettate mi ha permesso di conquistare un sguardo sereno e aperto. Di fare incontri (e scontri) che non avrei mai pensato e sperato di fare, concerti, lavori, città, teatri, amici, amiche…
Si. Nella sua (mia) imperfezione è stato un anno bellissimo.
Però ora mio caro 2018, non sentirti a disagio. Come ho fatto 365 giorni fa, anche nei tuoi confronti non ho alcuna aspettativa, te lo prometto.
Non le ho nemmeno più su di me.
Affrontiamo ogni giorno come una nuova occasione, conosciamo persone con curiosità, speriamo in nuovi lavori interessanti e divertenti, e perchè no… qualche viaggetto ci starebbe proprio bene!
Ma ora scusa, mi godo le ultime ore con il mio amico 2017, che sono sicura avrà ancora belle sensazioni, emozioni ed occasioni da regalarmi in chiusura.
Buon fine anno a tutti, nella vita è importante anche chiudere bene le cose, non solo saperle iniziarle.

C’è proprio bisogno di ricordarlo?

E’ veramente così necessario che ogni donna ribadisca il valore del proprio corpo?
E’ necessario ribadire che il “mio corpo è mio e decido io a chi darlo?”.

Se, come alcuni chiedono, fosse necessario, ecco, lo dico anche io.
Io che sono una donna, e con il mio corpo ci convivo da sempre.
Ho lottato contro degli stereotipi quando ero una giovane adolescente insicura, e ci lotto ora che donna non sopporto di dovermi difendere dagli uomini.

E’ sconvolgente come si continuino a registrare casi di violenze, come nel 2017 la nostra società occidentale tanto moderna non abbia estirpato questo male.

Non è questione di provenienza, cultura, religione. E’ questione di umanità.

Credo che la violenza più pericolosa e dolorosa sia quella psicologica. Quella che porta una donna a non essere se stessa perchè ha paura, perchè non può seguire i propri sogni e desideri, quella che ti porta a non poter uscire la sera vestita come ti pare perchè “è pericoloso”.

Non è pericoloso essere donna. La cattiveria e l’egoismo sono pericolosi.

Sarebbe veramente importante iniziare a fare realmente educazione sentimentale. Farlo nelle scuole, nelle piazze. Non solo ai bambini, ma anche ai genitori.
Perchè non esistono “omicidi passionali”, non esistono violenze verso donne “che se la sono cercata”.

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Dover ribadire questi semplici concetti nel 2017 è una grande sconfitta per tutto il genere umano.

 

 

Penelope e Iddu

Sono una donna fortunata. Faccio un lavoro che mi piace, mi diverte e mi permette di conoscere gente e posti bellissimi. Certo non sono tutte rose e fiori… ma bisogna sempre concentrarsi sul lato positivo.

Una delle mie fortune è che già per la terza volta me sono andata a Stromboli per lavorare alla Festa di Teatro EcoLogico. A fine giugno una Festa per artisti, pubblico e per noi che la organizziamo. Rinunciando all’elettricità, senza microfoni, amplificazioni o luci artificiali ci siamo goduti eventi immersi nella natura dell’isola, su terrazze affacciate sul mare, sotto le pendici del vulcano, in cave nascoste, illuminati dal sole, dalle stelle e dalle candele. Uno spettacolo negli spettacoli che fa bene al cuore e ridà senso all’incontro artisti-spettatori.

Due settimane tra organizzazione, problem solving, completamente circondata dal mare. Due settimane gipsy, con i capelli ricci asciugati al sole, solo scarpe basse, tanta serenità. E poi c’era Iddu (ovvero il vulcano, Stromboli) che ci sovrastava. E’ impossibile descrivere fino in fondo la sensazione che dà sentirlo gridare, alzare gli occhi e vedere del fumo che esce dalle sue bocche.

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L’energia la senti da sotto la terra. Nonostante la stanchezza, le poche ore di sonno, mi sentivo forte. Guardavo il mare e vedevo Strombolicchio, la piccola isola che leggenda vuole sia stata il “tappo” dello Stromboli. Non essendoci luce artificiale sulle strade di Stromboli, dovendo camminare a piedi perchè non passano auto, ogni sera alzavo gli occhi e lo spettacolo del cielo stellato, della via lattea, mi faceva sentire piccola e circondata dalla bellezza.

I colori predominanti: l’azzurro del cielo e del mare, la sabbia nera e il rosso del fuoco.
Il mio sangue siculo ribolliva e la sensazione di pace e serenità erano uniche.

Da quando ero piccola l’idea di salire sopra un vulcano mi emozionava. Nello studio del mio nonno siciliano guardavo ogni estate una foto di un’eruzione dell’Etna, e fantasticavo su come sarebbe stato bello vederla dal vivo. Per anni avevo provato a raggiungerlo da Capo D’Orlando, ma a causa del mare mosso eravamo sempre tornati indietro. Solo una volta ero riuscita a vedere la sciara del fuoco dal mare. Bellissimo! Poterci  vivere per alcune settimane è da tre anni un privilegio.

Quest’anno Penelope ha finalmente realizzato il sogno: salire in cima allo Stromboli!

Armata di coraggio, acqua, scarponi, circondata e sostenuta dai miei compagni di viaggio, ho intrapreso la salita. La vista era mozzafiato. Più si saliva più si vedeva il mare, Strombolicchio in 3d e si sentiva la potenza di Iddu.
Nell’ultimo tratto sembrava di essere su Marte. Terra rossa, il Sole quasi al tramonto, fumo e nuvole che ci circondavano facendoci perdere ogni punto di riferimento.

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E poi eccolo. Iddu. In tutta la sua potenza. Il vento spostava il fumo e vedevi quattro bocche sputare lava e fuoco. Un’emozione mai provata. La terra sotto i nostri corpi sfiniti bruciava.  Davanti a noi un tramonto perfetto e la forza inarrestabile della natura.

Siamo stati così, un’ora, a contemplare la bellezza.

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La discesa è stata altrettanto singolare. Saltellavamo sprofondando nella sabbia. Le sole torce che avevamo in testa illuminavano il cammino. Intorno a noi il buio. Se alzavi gli occhi vedevi delle nuvole rosse a ricordare che Iddu continuava ad eruttare, che quello a cui avevamo assistito non era uno spettacolo organizzato, ma era la natura, che a prescindere da noi Iddu continua a vivere e a sprigionare la forza dalle viscere della Terra.

Da quel giorno Iddu è stato diverso. E’ stato come se ormai avessi un rapporto più intimo con lui, come se la sua energia mi avesse invasa.

C’è chi si ammala di Stromboli e non riesce più a lasciare l’isola. C’è chi deve salire almeno una volta a settimana. Io sono sicura che ci tornerò lassù in cima per ricordare che siamo solo piccoli uomini in una Terra che ha vita.

Avventura assolutamente da fare! Salite sullo Stromboli almeno una volta nella vostra vita. Aiutati da guide esperte tutti, seguendo il nostro ritmo, possiamo raggiungere le cime più alte!

Qui alcuni consigli su come raggiungere Stromboli, dove dormire e qualche struttura amica 🙂

Io proseguo la mia estate in Sicilia, a Capo D’Orlando, dall’altra parte del mare, contemplando da lontano le Isole Eolie, in attesa di tornare la prossima estate da Iddu.

Pe fà la vita meno amara…

“Ehi Penelope!!! Che fine hai fatto??? Dove sei finita?!

Eccomi qui.
Dopo aver lasciato questo prezioso spazio sospeso tra i propositi per il nuovo anno.

Bene, ben entrato nella mia vita 2017. Di mio ci metto la curiosità, l’apertura verso nuove proposte, cercherò di non rimandare sempre le cose (!!!), ci metterò la speranza e la tenacia. Ah! Oggi sono andata a rifare il passaporto… Sono sicura che comunque vada sarà un successo.

E in onore di questo proposito, ho scoperto cose di me che nemmeno immaginavo, ho intrapreso nuove avventure e sopratutto… HO VISSUTO!

Il 2017 si sta comportando abbastanza bene. Me lo godo con lentezza, e scopro che è bello stare in ascolto di se stessi e seguire nuovi sogni e avventure. Finalmente in vacanza, è giunto il tempo di condividere e dare consigli in stile #penelopeescesola!

#iloveyoga
Ho scoperto che amo lo YOGA.
Nonostante il mio corpo non sia elastico, nonostante la posizione sulla testa non sia la mia posizione… di soddisfazione ne ho già avute tante.
Vuoi mettere essere costante? Per una come me che non fa che rimandare… è stato un successo! Come riuscire a toccarmi le dita dei piedi, sentire il corpo che piano piano si allunga, si adatta a posizioni mai provate e sopratutto la mente si rilassa.

#Iddu
Una delle avventure più belle di questi mesi è stato salire sopra lo Stromboli! Ma di questo voglio parlare in un post dedicato. Intanto un piccolo spoiler: UAHU!!!

#Ukulele
Dulcis in fundo, in tre giorni ho preso una decisione. Senza rimandare o pensarci troppo… Ho comprato un UKULELE

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Sono giorni che passo con lui almeno un paio d’ore davanti a video tutorial, e devo ammettere che miglioro di giorno in giorno.
Cosa mi abbia spinta a farlo non lo so! Da piccola, per otto anni, ho suonato il violino.
E’ stato bello ascoltare una voce dentro, entusiasta, che mi diceva cosa mi avrebbe farebbe felice.
In questi giorni il suono del mio Ukulele mi fa felice.

“Pe fà la vita meno amara, me sò comprata sta chiatara”

e proseguo con un solo obiettivo: SEGUIRE CIO’ CHE MI FA BATTERE IL CUORE

… to be continued…

2017, io e te dobbiamo parlare

Caro 2017,
sei entrato da pochissimo e credo sia importante iniziare questa nostra avventura presenandoci. Ci aspettano ancora 363 giorni da vivere insieme, non sono tantissimi, ma è imporante capirsi e partire con il piede giusto.

Sappi che i 36 anni che ti hanno preceduto hanno fatto di me una combattente.

I tuoi predecessori hanno avuto la fortuna di vedermi crescere, maturare, fare tante sciocchezze e sbagli, ma anche raccogliere tante soddisfazioni, tanto amore e mi hanno vista ridere e piangere tantissimo.
Le vedi queste impercettibili (!!!) rughe di espressione? Ci sono perchè io rido sempre, amo ridere, anche quando sono preoccupata, io rido. E quest’anno vorrei ridere ancora di più!

Il 2016 è stato anno bisestile, e si sa, “anno bisesto, anno funesto“. E’ iniziato nel migliore dei modi, ero in Messico… Ma… già dal primo giorno ero disoccupata.
E’ stato comunque l’anno dei grandi cambiamenti. Delle scelte. Delle sfide. L’anno dei tre festival. Ho perso un lavoro ma ne ho ritrovati altri. Ho conosciuto nuovi compagni d’avventura, alcuni li ho persi per strada. Ho iniziato nuovi progetti ed altri stanno maturando nella mia testa.

Comunque sia andato il passato, mio caro 2017, sappi che da te non mi aspetto nulla.
Nessuna aspettativa. Nessun nuovo desiderio espresso allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre.

Sono anni che elaboro desideri. Alcuni li ho realizzati, altri li ho persi per strada. Su tanti non mi sono mai applicata. Quindi quest’anno mi terrò i miei desideri di tutta una vita e mi impegnerò a portarli a termine. Farò degli sbagli, lo so, ma non fa niente, non ambisco alla perfezione.

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Aiutati che Dio ti aiuta. Mi rimbocco le maniche e mi metto a lavoro.

Tu, caro 2017, sorprendimi. Metti nella mia strada delle sorprese. Ecco! Vorrei delle sorprese! Non voglio programmare troppo i prossimi mesi, vivrò alla giornata, con stampati bene nel cuore i miei desideri, e chissà, magari ne nasceranno anche degli altri.

Bene, ben entrato nella mia vita 2017. Di mio ci metto la curiosità, l’apertura verso nuove proposte, cercherò di non rimandare sempre le cose (!!!), ci metterò la speranza e la tenacia. Ah! Oggi sono andata a rifare il passaporto… Sono sicura che comunque vada sarà un successo.

Dolce far niente

C’è chi ne ha fatto uno stile di vita, chi ci ha scritto libri, chi una canzone. Giulia Roberts in un film di forte ispirazione, “Prega, ama, mangia“, ne decanta le propietà curative e viene proprio in Italia a imparare come si fa!

In una società in cui il profitto e l’ottenere risultati sono al primo posto, non sottovalutiamo l’importanza del DOLCE FAR NIENTE.

Lo ammetto, io ho sempre avuto grossi problemi a gestire le vacanze e i periodi di pausa forzata! C’è un sottile senso di colpa che mi attanaglia quando me ne stò con le mani in mano, un’atavica incapacità di rilassarmi! Sarà che ci hanno cresciuti con la favola della formica e della cicala, che le vacanze le passavamo spesso con tanti compiti da fare, che se dormo dai miei genitori mi guardano malissimo quando esco dalla stanza alle 10 del mattino (loro che si alzano alle 4… tutti i giorni… senza alcun motivo!) ma io fatico a godermi le vacanze! Poi ci prendo gusto, ma i primi giorni sono una vera tortura.

Durante queste vacanze natalizie torna il supplizio: che faccio fino al 4 gennaio!?!?!
Lo so lo so, mi starete maledicendo, ma pensateci bene: in quanti sanno rendere fruttuosi i momenti di pausa?!?! Mi guardo in giro e osservo la gente che si affanna, cammina e corre. Non ci fermiamo mai!! E quando stiamo fermi, ad esempio in fila o in un bar, stiamo tutti con la faccia incollata sul cellulare, a riempire il vuoto e il silenzio con viaggi e giri sul web.

Però ho deciso: in queste vacanze natalizie Penelope si impone di imparare a rendere quest’ozio fruttuoso.

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Non fare niente aiuta a curare lo stress. Lunghi sul letto a contemplare il soffitto, meglio sdraiati in spiaggia a guardare il mare, liberando la mente da qualunque pensiero.
Ma dato che stare proprio senza far niente, dopo un pò, mi annoia, questi giorni posso concedermi di fare le cose con più calma. Non mettere la sveglia, leggere, dormire, camminare a passo lento. Guardare film, ascoltare la musica. Scrivere a mano pagine di diario. Progettare il nuovo anno che è alle porte.
Ascoltare e sopratutto: ascoltarsi.
Assaporare il cibo, la vita, con concentrazione e attenzione per memorizzare sensazioni e gusti. Educare il palato e la mente alla ricerca di ciò che più ci piace.
Meno connessi con il mondo e più con noi stessi. Le pause e le ferie sono una grande occasione per ricentrasi su se stessi e iniziare un nuovo cambiamento.

“Il mio obiettivo è costruirmi una vita in cui non ho bisogno di una vacanza”, diceva Rob Hill Sr. Nuovo proposito per il 2017? Diciamo uno dei tanti… me lo consiglia anche il mio oroscopo!

E voi??? Cosa fate nel vostro dolce far niente?

Buone feste a tutti e tutte!