Come un sigillo sul cuore

Mettimi come sigillo sul tuo cuore
Cantico dei Cantici, 8,6

Ci sono luoghi che hanno una vocazione: accompagnare la nascita di progetti. MaB – Maison des Artistes, a Bard, per me è uno di questi.

Ho accolto con entusiasmo, e anche con un po’ di timore, la proposta di Stefania Tagliaferri di condurre un laboratorio di ricamo a chiusura del Festival di Fine Estate, organizzato da Palinodie tra Aosta e Bard. Qualche mese prima le avevo regalato una spilla ricamata da me, durante un incontro dei Desperate Freelance, un gruppo che, non a caso, è nato proprio a Bard. Stefania aveva colto qualcosa in quel piccolo oggetto: il messaggio, forse, sicuramente la mia passione per questo modo un po’ ostinato e poetico di mettere insieme fili e parole.

Così, in meno di un mese, un progetto che portavo nel cuore da tempo ha preso vita.

Io lo chiamo ricamo poetico. Perché trovo poetico, prima ancora del risultato, regalarsi un tempo lento con un ago e un filo tra le mani. E perché la poesia ne è il motore.

In questo tempo così difficile sento sempre più forte il bisogno di tornare alle parole. Ma alle parole scelte, pesate, pensate, evocative. Parole che non servano soltanto a comunicare velocemente qualcosa, ma che ci costringano a fermarci, a sentirle, a ragionarle insieme.

Così è nato un laboratorio, che si è svolto a Bard il 13 settembre scorso.
Con le parole abbiamo fatto delle spille, parole da indossare, “come un sigillo sul cuore”, per ricordarle a noi stessi e, magari, farle leggere anche agli altri. Perché abbiamo bisogno di dircele, certe parole. Di condividerle. Di lasciarle agire.

Quel giorno, però, per me aveva anche un significato molto personale. Ero emozionata. Moltissimo. Quattro mesi prima, proprio in quel giorno, mia mamma ci aveva lasciati.
Non riesco ancora a dire fino in fondo cosa questo stia comportando nella mia vita. È una tempesta fatta di dolore e gratitudine, nostalgia e desiderio di vivere. È un vuoto enorme intorno al quale, lentamente, sto cercando di costruire la mia nuova vita.

Sei anni fa era stata proprio mia madre a regalarmi il suo astuccio con i suoi fili e il suo telaio, per assecondare un’urgenza che mi era nata durante il lockdown: ricamare. Non avevo mai imparato davvero. Un giorno avevo semplicemente preso ago e filo e avevo cominciato a ricamare parole e cuori.

Ripensandoci oggi, mi sembra che anche allora lei mi avesse consegnato degli strumenti per trovare la mia voce. E forse proprio per questo è stato così potente, quattro mesi dopo la sua morte, mettere quegli stessi strumenti nelle mani di persone che non conoscevo.

Il laboratorio non nasce per insegnare a ricamare. Non mi interessa trasmettere una tecnica da eseguire correttamente. Mi interessa facilitare l’avvicinamento a una pratica personale, accompagnare qualcuno a fare qualcosa per la prima volta, ad avvicinarsi alla poesia. Dare poche indicazioni, qualche consiglio, lasciare spazio ai tentativi, agli errori, alle deviazioni. Del resto io stessa ho cominciato esattamente così.

Nel cerchio che abbiamo creato è successa una cosa che non avevo previsto fino in fondo. La poesia ci ha scossi, a volte travolti. Ha risvegliato emozioni, pensieri e parole che evidentemente erano già lì, da qualche parte, e che improvvisamente hanno chiesto di uscire. E poi di essere fermati.

Scritti.
Ricamati.

È stato un privilegio vedere otto donne e uomini cercare i propri punti e, insieme, la propria voce. Senza l’ansia di produrre qualcosa di bello. Senza il bisogno di fare qualcosa di perfetto.

Solo cercando.
Un punto dopo l’altro.
Un filo dopo l’altro.
Una parola dopo l’altra.

Dicono che l’eclissi di luna di agosto, l’ennesima di questo anno così strano, abbia chiuso un ciclo iniziato nel 2015. Non so se sia vero. Ma nel 2015 io aprivo questo blog.

E allora mi viene inevitabile voltarmi. Guardare i passi fatti, le preghiere, le lacrime, i sorrisi, gli errori, le decisioni prese. Le persone incontrate e quelle lasciate andare. Tutto quello che, in modi che allora non potevo conoscere, mi ha condotta fino a qui.

A un tavolo, con otto persone sconosciute, della poesia, degli aghi, dei fili.

E i fili di mia madre tra le mani.

La vita continua a sorprendermi per la sua capacità di intrecciare le cose. Di far tornare gesti, parole, persone. Di trasformare quello che abbiamo ricevuto in qualcosa che possiamo, a nostra volta, consegnare.

Ma quanto è meravigliosa la vita?

Non dimentichiamolo mai.

Se volete ospitare il laboratorio di ricamo poetico, scrivetemi!!

Grazie Elena, Elisa, Mariarosa, Beatrice, Alice, Andrea, Giuliano, Diana, per esserci stati, il 13 settembre 2026, quando è nato il laboratorio di ricamo poetico di Penelope esce sola.