un punto alla volta

… un filo alla volta. Per ricucire, per creare, per meditare.

Questa è la mia nuova passione. Non dico l’ultima, perché nel frattempo so che ne sto già covando di nuove. Ma ora è questo che faccio, a casa, nei momenti di silenzio. Prendo ago e filo, nero. Una tela. La mia preferita è un banale cencio della nonna. E ci cucio disegni e parole che parlano di me.

E’ iniziato tutto in lock down, ma in realtà è iniziato anni fa, al Teatro Biblioteca Quarticciolo, quando grazie a Barbara della Polla ho conosciuto Maria Lai, artista sarda con una grande sensibilità, che creava arte con quanto trovava, fili e tessuti in particolare. A gennaio di quest’anno sono andata a vedere una mostra dedicata a lei. Il cuore mi esplodeva.

NON IMPORTA SE NON CAPISCI, SEGUI IL RITMO (Maria Lai)

Sono parole che mi rimbombano in testa ogni giorno, ogni volta che non capisco cosa sta succedendo. Vado avanti, seguo il ritmo. Così ho fatto a marzo: chiusa in casa, ho preso ago e filo per cucire un buco nella tasca della giacca. E poi tutto è proseguito in modo naturale: ho preso una borsa di tela, l’ho tagliata e ho c’ho scritto la poesia di Mariangela Gualetieri, “Nove Marzo Duemilaventi” e ho ricucito le parole.
In questi mesi ho cucito cuori, con frasi di poesie, ispirate dalle persone che amo. Ma in realtà, stavo ricucendo il mio di cuore. E lo faccio ogni giorno. Lentamente. Un passo alla volta.

PRENDI IL TUO CUORE SPEZZATO E FANNE UN ARTE (Carrie Fisher)

Nel mio ultimo articolo parlavo di “cicatrici”. Nel confronto con alcune lettrici (oddio, che emozione sapere che qualcuno legge queste mie righe!) ci siamo chieste che cosa sono queste cicatrici: segno del male che abbiamo subito, o di quello che abbiamo arrecato noi?

Vittime e carnefici.

Io so di aver fatto del male, e so di averne subito tanto. Ma riconosco che spesso è stato frutto della fragilità. Ho chiesto scusa a chi ho ferito e ho cercato di regalare il perdono a chi mi ha fatto del male. Sono andata avanti, sto andando avanti. Ora cerco di essere più delicata. Verso gli altri e verso me stessa.

La maggior parte delle volte è delusione. Delusione per le aspettative infrante e i sogni disillusi. Perché ad ogni incontro, ad ogni lavoro, ad ogni viaggio, ci aspettiamo che tutto vada come vorremmo noi.
Allora cucio. Cucio il mio cuore. Cucio insieme i miei pensieri. Cerco il filo della matassa. Questo blog è nato proprio per dire ad alta voce, e a me stessa, che va bene così. Va bene uscire da sola. Va bene essere forte e pensare a me stessa. Va bene se in alcuni momenti ci sentiamo a pezzi. Non è nostra la responsabilità delle cose ci accadono, ma è nostra la responsabilità di come reagiamo. Continuare ad essere “vittime” non ci farà guarire.

Io reagisco così ai momenti di solitudine. Sorridendo. A prescindere, sorrido. E ora cucio. Ogni punto è un passo nel vuoto. Hai un disegno da seguire, ma devi concentrarti per andare nel verso giusto. Per quanti progetti fai prima, disegni, bozzetti, il risultato finale è un mistero. Se cambi filo, stoffa, è come ricominciare ogni volta d’accapo. Eppure il finale è sorprendente!

Ho tre spiriti guida: Maria Lai, Mariangela Gualtieri e Chandra Livia Candiani. Oggi Penelope vuole salutarvi con una poesia di quest’ultima:

Dove ti sei perduta
da quale dove non torni,
assediata
bruci senza origine.
Questo fuoco
deve trovare le sue parole
pronunciare condizioni
di smarrimento dire:
“Sei l’unica me che ho
torna a casa”

L’importante è fare il primo passo, mettere il primo punto. Soprattutto in questo periodo di grande incertezza, in cui nulla dipende da noi. Seguiamo il ritmo…

Apologia del fallimento

Roma, ottobre 2020

A un passo da un nuovo possibile lock down, dopo un’estate a correre incontro alla vita, nei luoghi del cuore, a cercare le mie persone, quelle che amo e stimo, che in quarantena mi hanno (spesso inconsapevolmente) dato un motivo per non mollare, provo a progettare il futuro. Sono in uno dei tanti momenti di confusione, in cui mi chiedo cosa voglio, chi sono… mi domando da dove ricominciare. Per farlo mi guardo indietro, perchè è importante, per ri-esistere, ricordare da dove si viene.

E nel guardare il mio percorso mi viene naturale ricordare e festeggiare le vittorie e gli obiettivi raggiunti. E i fallimenti? quanto ho imparato da loro? Mi sorprendo a scoprire che nella fragilità della sconfitta mi sono sempre rialzata e mi sono scoperta più forte, riprendendo il percorso con più forza e volontà.

Perché, allora, appendiamo solo le lauree e le foto dei bei momenti ma non celebriamo anche quei fallimenti che ci hanno aiutati a scoprire veramente chi siamo?

Nel fallimento troppo spesso siamo soli. Non si esce a festeggiare… non si condivide volentieri un errore. Nella solitudine, però, ci si può mettere in ascolto, fermarsi per fare bilanci e chiedersi se poi, in fondo, non sia stato un bene non ottenere quello che tanto si desiderava. Poi rialzarsi e ripartire, aggrappati ai propri valori e sogni.

Ecco: io sento di essere esattamente dove volevo essere. Sembra assurdo, ma in questo momento difficile sono il frutto di tutti i desideri espressi. A questo punto, ironicamente, mi verrebbe da dire che non sono brava ad esprimere i desideri! Oppure semplicemente…. che non siamo noi a decidere nulla. Ci viene naturale imputare alla sfortuna degli accadimenti imprevisti che vanno contro i nostri piani, ma in realtà è solo la vita!

Rifletto sul “fallimento”.

“fallire”
Non giungere a realizzazione o a compimento.
Non riuscire nel proprio intento, non raggiungere lo scopo desiderato.

In una società performativa come la nostra, il fallimento non è mai contemplato. E’ una vergogna da nascondere. Piango ogni volta che leggo di persone che addirittura si tolgono la vita perché “hanno fallito”.

Io voglio portare con fierezza le mie cicatrici. Arrendermi all’inevitabilità che anche il peggio può accadere. Voglio piangere quando sbaglio, fermarmi per un pò. Sciogliere i legami e le promesse del “per sempre” che faccio ogni volta con i progetti che intraprendo. E poi godere la serenità dell’andare avanti senza nessuna meta, finché non arriva la nuova idea, i nuovi occhi che ti rapiscono, il nuovo battito di cuore.
A volte fa più male, a volte meno.

Guardare in faccia il mondo e dire: “sì, ho sbagliato, ho fallito… e allora?”

Nell’arco del miei 20+20 anni di fallimenti ne ho avuti tanti. Sono un fallimento vivente se paragono il mio presente ai progetti che avevo fatto tanto tempo fa. Se mi paragono alla donna che “sarei dovuta essere” per la società.

Eppure, mi guardo allo specchio e non ho mai avuto uno sguardo più sereno! E serenamente vado incontro a un futuro incerto. Perché in quella incertezza ci vedo una possibilità: la possibilità di essere felice.

Mi rendo conto, infine, di provare più stima per chi è riuscito a rialzarsi dopo una caduta. La bellezza e la luce che brilla negli occhi di chi ha avuto la forza di tirarsi indietro, di mollare, lasciare la presa. E’ la stessa che vorrei vedere sempre brillare nei miei occhi.

“Chi è in grado di distinguere quando è il momento di dare battaglia e quando non lo è riuscirà vittorioso”, dice Sun Tzu ne “L’Arte della Guerra”. Anche accettare il fallimento e abbandonare il campo con orgoglio è una vittoria. Andarsene, mollare la presa, e proseguire, più leggeri, certo frastornati, ma sani e salvi.

Quanti progetti avviati che sono naufragati. Storie d’amore finite. Amicizie che ci hanno traditi. Lavori persi (!!).
Per me il vero fallimento è non provare. E’ farsi prendere dal panico e dalla paura. Se è solo la vittoria che ci interessa, allora fa paura iniziare. Se invece è il percorso… allora avremo comunque vinto.

Spesso proviamo invidia per quelle persone che si mostrano vincenti. Ma che senso ha nascondere la propria fragilità? Chi è sempre felice, per me, è un imbroglione. Chi è frutto del proprio percorso di vita, che inevitabilmente conta anche delle sconfitte, è veramente forte.

Ciao, sono Stefania.
Ho 20+20 anni, ho fatto tanti sbagli e ho fallito su tanti fronti. Eppure sono felice e fiera di me. Eppure ancora ci credo che il futuro può essere migliore. Affronto il presente aspettandomi il peggio e sperando per il meglio, cercando il lato positivo. Non mi vergogno di piangere e non mi vergogno di ridere. Sono grata a tutti gli incontri fortunati e a quelli sfortunati, perchè grazie a loro ho imparato tanto.
E ora scusate… ma devo rincorrere la mia felicità.

E voi? che rapporto avete con i vostri fallimenti?

Noi ragazze romantiche, di tutte le età

Noi ragazze romantiche, di tutte le età,

che stiamo sempre con lo sguardo verso il cielo.
Che guardiamo le nuvole.
Che seguiamo il volo degli uccelli.
Che corriamo dietro le farfalle.
Che ad ogni tramonto facciamo un sospiro e diciamo “che bellezza”, come se fosse sempre la prima volta.
Che puntiamo la sveglia per vedere l’alba.

Noi ragazze romantiche, di tutte le età,

che guardiamo il mare chiedendoci cosa ci sarà oltre l’orizzonte.
Che chiudiamo gli occhi e stiamo a sentire il calore del sole in ogni parte del corpo.
Che i fiori li accarezziamo.
Che guardiamo le stelle, e se ne cade una… già avevamo il desiderio pronto.

Beh, noi ragazze romantiche, di ogni età, la Luna la contempliamo tutte le sere.

Non solo quando c’è l’eclissi più lunga del secolo.

Noi la cerchiamo, la salutiamo.
Ci fermiamo al semaforo più felici se davanti a noi c’è Lei.

Eh, se potesse parlare la Luna… Lei sa tutto di noi.

L’altra sera, 27 luglio 2018,  è diventata rossa. Forse perchè di segreti ne abbiamo raccontati troppi??

luna rossa

Non so voi, ma io dopo l’eclissi mi sono sentita più leggera. Più consapevole.
Dicono sia un nuovo inizio!
Di sicuro è stato uno spettacolo che non dimenticheremo più.

La Luna è arrossita, è diventata rosso sangue, e poco dopo da sotto è spuntato anche Marte, rossissimo anche lui!
Contemplandola io ho avuto mille pensieri, ho espresso i miei desideri ed ho aspettato che la Luna tornasse bianca, che quel rosso portasse con se una parte di me.

Beh… come dice Vasco?

… Se c’è qualcosa che non ti va
Dillo alla luna
Può darsi che ‘Porti fortuna’
Dirlo alla luna…

Ed ovviamente noi ragazze romaniche, di tutte le età, ci crediamo!

Le irragionevoli ragioni della politica (e del cuore)

Dopo quattro anni, ieri sono rientrata in uno dei miei luoghi del cuore… il Teatro Valle di Roma. Era il 10 agosto 2014. Un tuffo al cuore, nei sentimenti.
Come un esiliato che rientra furtivamente in Patria, di nascosto, per riabbracciare i suoi cari, stavolta Ulisse e non più Penelope. Sono entrata alla conferenza stampa di presentazione del progetto del Comune di Roma: “Interludio Valle”, una serie di eventi di riapertura parziale del Teatro tra la prima e la seconda fase dei lavori di ristrutturazione necessari per farlo tornare ad essere agibile.
Da quando ho deciso di andare, grazie alla segnalazione di Andrea Pocosgnich, l’unico che ne ha dato informazione dato che era un evento super blindato con camionette della Polizia e lista di ingresso… un solo pensiero mi è risuonato in testa:
E’ SOLO AMORE
E’ stato solo amore che ci ha fatto lottare per salvare da una speculazione e dalla brutta politica un teatro storico, simbolo del nostro lavoro e dell’arte. Che ci ha fatto mettere corpo e anima in una lotta. Che ci ha fatto prendere cura di uno spazio, pulire i bagni, passare l’aspirapolvere, fare riunioni interminabili, litigate, creare cose belle…. gratis. Un gratis che è stato ricambiato da energia, bellezza, senso di pienezza, perchè quello che facevamo aveva un senso, e non aveva bisogno di essere retribuito.
E’ solo amore che guida le irragionevoli motivazioni che ci fanno continuare a fare un lavoro masochista. Tra disperazione ed euforia.
Ed è stato solo per amore che ieri ho preso l’autobus (lo scooter ovviamente rotto… perchè lui è l’unico che mi capisce e sa quando deve fermarsi e lo fa per me, per farmi rallentare e donarmi momenti di riflessione) e sono entrata.
Il tempo sembrava non essere mai passato, immobile come l’orologio che è dipinto sopra il palco. E invece… era una vita fa.
Mi sono seduta su una poltrona, sotto quel lampadario e quel soffitto che ho sempre amato, e mi sono lasciata avvolgere da un abbraccio caldo, sincero. Sono sprofondata nei ricordi, vedevo visi, sentivo voci impressi nella memoria del cuore.
IMG_20180407_172059
Poi mi sono ripresa, e mi sono messa in ascolto. E ho sentito di progetti di apertura “temporanea”, di installazioni e non di spettacoli, perchè il teatro non è agibile, di soldi spesi per far riavere a quel luogo la sua “funzione pubblica” di luogo di cultura. Ma… qualcosa non mi torna. Perchè in questi tre anni, uscita da li, cacciata da li, ho invaso la città, il paese intero. Festival, compagnie, nuovi spazi che cercano di aprire. Penelope è uscita (sola!) e ha smesso di attendere un lavoro. uno spazio… se li sta creando da sola. Il Teatro Valle era e resta un simbolo, un luogo pieno di storia e di bellezza. Ma come dissi tre anni fa, non deve restare un’isola che non c’è. E se fuori dal suo foyer c’è una città che soffre non si può far finta che non sia così.
Invece, ecco la politica: facciamo vedere che il teatro è aperto, che è un luogo pubblico e attraversato. Pazienza se invece che teatro (che è la vera funzione dello spazio) ci facciamo mostre e incontri. Trasformiamolo nel salotto buono, uno specchio che rifletta un’immagine creata apposta per far vedere la nostra bellezza.
Ma se quello specchio fosse realmente interrogato, alla domanda “Teatro Valle, chi è il più bello del reame?” io sono sicura che lui non direbbe “IO” ma nominerebbe tutti quei teatri privati, gli spazi multidisciplinari, autogestiti, che con fatica ogni giorno portano avanti un vero lavoro su territori difficili e su una città che sta soffrendo, ma lo fanno con coraggio e follia. Con Amore. Nominerebbe le compagnie teatrali e gli artisti romani senza una sede che provano spettacoli nelle proprie cucine, nei garage. Nominerebbe chi ha lasciato questa città per creare e portare bellezza altrove, dove finalmente gli viene riconosciuto un valore.
Perchè è solo amore voler continuare a fare un lavoro in un ambiente e una città che non riconoscono una storia,  che ti prendono delle idee e dei progetti ma non ti coinvolgono nella realizzazione, che non ti pagano costringendoti a fare mille lavoretti per campare senza avere più le energie e il tempo per realizzare il tuo sogno.
Il Teatro Valle ha una storia. Si respira appena ci entri. E in questa storia ci sono anche tre anni di occupazione in cui si era creato un laboratorio di idee, in cui migliaia di persone lo hanno attraversato e lo hanno potuto vivere liberamente. Vederlo così, aperto e in bella mostra di sè ma senza una vera anima è doloroso.
E penso che la politica poteva concentrarsi e decidere di investire fuori. Cercare altri fondi e far tenere aperti più ore i teatri pubblici agibili che ci sono, ad esempio, e darli gratuitamente a compagnie e artisti romani. Far partire e ripartire progetti di sostegno per la cultura. Di salotti buoni e di vetrine in questa città ce ne sono già tante.
Il Teatro Valle deve risuonare di arte, risate, teatro, VITA. Diamogli il tempo di riprendersi, di tornare ad essere bello, agibile, e nel frattempo perchè non avviare dei progetti realmente condivisi da far convogliare li tra (speriamo!) tre anni???
Ho visto l’installazione. Un bellissimo sipario di Palladino, quadri di drammaturghi e le voci. Ho ascoltato a occhi chiusi la voce di Carmelo Bene. Voci del passato che risuonano in un luogo in cui veramente il tempo sembra non voler passare più, congelato da lavori di ristrutturazione e infiniti tempi della politica.
COME E’ TRISTE LA PRUDENZA
Sono uscita da lì rattristata. Scappo da un passato che si auto-celebra all’infinito. Investo nel futuro. E spero che il Teatro Valle torni presto a splendere, torni a vivere. Che diventi veramente un luogo di tutti e per tutti, aperto sempre, pubblico, vivo, con progetti condivisi di arte e cultura.
Nel frattempo… noi… qui fuori… cerchiamo di sopravvivere.
E’ solo amore… irragionevole amore.
#penelopeescesola

E quindi… ciao 2017

Ultimo giorno dell’anno. Ho iniziato il 2017 senza fare propositi ed esprimere desideri, lo chiuderò senza tirare le somme.

Sono stati 365 giorni di emozioni, avventure, delusioni, emozioni, sorrisi, lacrime, scoperte, odi e amori. Giorni come tanti, giorni speciali, giorni dimenticabili e giorni indimenticabili.
E con un normale continuum… domani arriverà il 2018.
Chiedo solo al 2017 di passargli in consegna i miei sogni mai svelati, i desideri conservati nel profondo, perchè non ho intenzione di raccontare troppo di me a un nuovo anno appena conosciuto. Insomma, la fiducia va conquistata.
Se non fosse per motivi convenzionali, non lo vorrei proprio far finire questo 2017.
Si lo ammetto, mi sono ormai affezionata. Ma certi bei rapporti non finiscono con la separazione, e so che ti ricorderò sempre mio caro 2017.
Pochi tuoi predecessori hanno avuto questo privilegio.
Marisa Forzani serenità coraggio e saggezza
Nel significato numerologico il numero “7” è proprio un bel numero! sembra avere la capacità di “realizzare” il magico nel quotidiano, rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. Io poi gli ho associato il “3” dei miei 37 anni, quindi… uahu!!!
Tra le cose importanti che ho scoperto e accettato di me è che sono riccia! Una vita a lottare con i miei capelli, piastre, phon, ore e ore perse. E invece: chi nasce riccio non avrà mai un vero liscio!
 Grazie allo yoga mi sto rimettendo in ascolto della mia vera natura (anche quella dei capelli!).
ACCETTARSI E’ IL PRIMO PASSO PER LA FELICITA’.
Ho un nuovo ukulele che ho intenzione di imparare a suonare bene trovando il mio strumming per portare allegria nella mia vita, perchè la vita va riempita di musica.
E ho ovviamente scoperto cose più profonde di me, e averle accettate mi ha permesso di conquistare un sguardo sereno e aperto. Di fare incontri (e scontri) che non avrei mai pensato e sperato di fare, concerti, lavori, città, teatri, amici, amiche…
Si. Nella sua (mia) imperfezione è stato un anno bellissimo.
Però ora mio caro 2018, non sentirti a disagio. Come ho fatto 365 giorni fa, anche nei tuoi confronti non ho alcuna aspettativa, te lo prometto.
Non le ho nemmeno più su di me.
Affrontiamo ogni giorno come una nuova occasione, conosciamo persone con curiosità, speriamo in nuovi lavori interessanti e divertenti, e perchè no… qualche viaggetto ci starebbe proprio bene!
Ma ora scusa, mi godo le ultime ore con il mio amico 2017, che sono sicura avrà ancora belle sensazioni, emozioni ed occasioni da regalarmi in chiusura.
Buon fine anno a tutti, nella vita è importante anche chiudere bene le cose, non solo saperle iniziarle.

C’è proprio bisogno di ricordarlo?

E’ veramente così necessario che ogni donna ribadisca il valore del proprio corpo?
E’ necessario ribadire che il “mio corpo è mio e decido io a chi darlo?”.

Se, come alcuni chiedono, fosse necessario, ecco, lo dico anche io.
Io che sono una donna, e con il mio corpo ci convivo da sempre.
Ho lottato contro degli stereotipi quando ero una giovane adolescente insicura, e ci lotto ora che donna non sopporto di dovermi difendere dagli uomini.

E’ sconvolgente come si continuino a registrare casi di violenze, come nel 2017 la nostra società occidentale tanto moderna non abbia estirpato questo male.

Non è questione di provenienza, cultura, religione. E’ questione di umanità.

Credo che la violenza più pericolosa e dolorosa sia quella psicologica. Quella che porta una donna a non essere se stessa perchè ha paura, perchè non può seguire i propri sogni e desideri, quella che ti porta a non poter uscire la sera vestita come ti pare perchè “è pericoloso”.

Non è pericoloso essere donna. La cattiveria e l’egoismo sono pericolosi.

Sarebbe veramente importante iniziare a fare realmente educazione sentimentale. Farlo nelle scuole, nelle piazze. Non solo ai bambini, ma anche ai genitori.
Perchè non esistono “omicidi passionali”, non esistono violenze verso donne “che se la sono cercata”.

cropped-11953198_10207518271142979_1391458029381699398_n1.jpg

Dover ribadire questi semplici concetti nel 2017 è una grande sconfitta per tutto il genere umano.

 

 

Penelope e Iddu

Sono una donna fortunata. Faccio un lavoro che mi piace, mi diverte e mi permette di conoscere gente e posti bellissimi. Certo non sono tutte rose e fiori… ma bisogna sempre concentrarsi sul lato positivo.

Una delle mie fortune è che già per la terza volta me sono andata a Stromboli per lavorare alla Festa di Teatro EcoLogico. A fine giugno una Festa per artisti, pubblico e per noi che la organizziamo. Rinunciando all’elettricità, senza microfoni, amplificazioni o luci artificiali ci siamo goduti eventi immersi nella natura dell’isola, su terrazze affacciate sul mare, sotto le pendici del vulcano, in cave nascoste, illuminati dal sole, dalle stelle e dalle candele. Uno spettacolo negli spettacoli che fa bene al cuore e ridà senso all’incontro artisti-spettatori.

Due settimane tra organizzazione, problem solving, completamente circondata dal mare. Due settimane gipsy, con i capelli ricci asciugati al sole, solo scarpe basse, tanta serenità. E poi c’era Iddu (ovvero il vulcano, Stromboli) che ci sovrastava. E’ impossibile descrivere fino in fondo la sensazione che dà sentirlo gridare, alzare gli occhi e vedere del fumo che esce dalle sue bocche.

IMG_20170621_054436

L’energia la senti da sotto la terra. Nonostante la stanchezza, le poche ore di sonno, mi sentivo forte. Guardavo il mare e vedevo Strombolicchio, la piccola isola che leggenda vuole sia stata il “tappo” dello Stromboli. Non essendoci luce artificiale sulle strade di Stromboli, dovendo camminare a piedi perchè non passano auto, ogni sera alzavo gli occhi e lo spettacolo del cielo stellato, della via lattea, mi faceva sentire piccola e circondata dalla bellezza.

I colori predominanti: l’azzurro del cielo e del mare, la sabbia nera e il rosso del fuoco.
Il mio sangue siculo ribolliva e la sensazione di pace e serenità erano uniche.

Da quando ero piccola l’idea di salire sopra un vulcano mi emozionava. Nello studio del mio nonno siciliano guardavo ogni estate una foto di un’eruzione dell’Etna, e fantasticavo su come sarebbe stato bello vederla dal vivo. Per anni avevo provato a raggiungerlo da Capo D’Orlando, ma a causa del mare mosso eravamo sempre tornati indietro. Solo una volta ero riuscita a vedere la sciara del fuoco dal mare. Bellissimo! Poterci  vivere per alcune settimane è da tre anni un privilegio.

Quest’anno Penelope ha finalmente realizzato il sogno: salire in cima allo Stromboli!

Armata di coraggio, acqua, scarponi, circondata e sostenuta dai miei compagni di viaggio, ho intrapreso la salita. La vista era mozzafiato. Più si saliva più si vedeva il mare, Strombolicchio in 3d e si sentiva la potenza di Iddu.
Nell’ultimo tratto sembrava di essere su Marte. Terra rossa, il Sole quasi al tramonto, fumo e nuvole che ci circondavano facendoci perdere ogni punto di riferimento.

IMG-20170623-WA0001

E poi eccolo. Iddu. In tutta la sua potenza. Il vento spostava il fumo e vedevi quattro bocche sputare lava e fuoco. Un’emozione mai provata. La terra sotto i nostri corpi sfiniti bruciava.  Davanti a noi un tramonto perfetto e la forza inarrestabile della natura.

Siamo stati così, un’ora, a contemplare la bellezza.

IMG-20170623-WA0010

La discesa è stata altrettanto singolare. Saltellavamo sprofondando nella sabbia. Le sole torce che avevamo in testa illuminavano il cammino. Intorno a noi il buio. Se alzavi gli occhi vedevi delle nuvole rosse a ricordare che Iddu continuava ad eruttare, che quello a cui avevamo assistito non era uno spettacolo organizzato, ma era la natura, che a prescindere da noi Iddu continua a vivere e a sprigionare la forza dalle viscere della Terra.

Da quel giorno Iddu è stato diverso. E’ stato come se ormai avessi un rapporto più intimo con lui, come se la sua energia mi avesse invasa.

C’è chi si ammala di Stromboli e non riesce più a lasciare l’isola. C’è chi deve salire almeno una volta a settimana. Io sono sicura che ci tornerò lassù in cima per ricordare che siamo solo piccoli uomini in una Terra che ha vita.

Avventura assolutamente da fare! Salite sullo Stromboli almeno una volta nella vostra vita. Aiutati da guide esperte tutti, seguendo il nostro ritmo, possiamo raggiungere le cime più alte!

Qui alcuni consigli su come raggiungere Stromboli, dove dormire e qualche struttura amica 🙂

Io proseguo la mia estate in Sicilia, a Capo D’Orlando, dall’altra parte del mare, contemplando da lontano le Isole Eolie, in attesa di tornare la prossima estate da Iddu.

Pe fà la vita meno amara…

“Ehi Penelope!!! Che fine hai fatto??? Dove sei finita?!

Eccomi qui.
Dopo aver lasciato questo prezioso spazio sospeso tra i propositi per il nuovo anno.

Bene, ben entrato nella mia vita 2017. Di mio ci metto la curiosità, l’apertura verso nuove proposte, cercherò di non rimandare sempre le cose (!!!), ci metterò la speranza e la tenacia. Ah! Oggi sono andata a rifare il passaporto… Sono sicura che comunque vada sarà un successo.

E in onore di questo proposito, ho scoperto cose di me che nemmeno immaginavo, ho intrapreso nuove avventure e sopratutto… HO VISSUTO!

Il 2017 si sta comportando abbastanza bene. Me lo godo con lentezza, e scopro che è bello stare in ascolto di se stessi e seguire nuovi sogni e avventure. Finalmente in vacanza, è giunto il tempo di condividere e dare consigli in stile #penelopeescesola!

#iloveyoga
Ho scoperto che amo lo YOGA.
Nonostante il mio corpo non sia elastico, nonostante la posizione sulla testa non sia la mia posizione… di soddisfazione ne ho già avute tante.
Vuoi mettere essere costante? Per una come me che non fa che rimandare… è stato un successo! Come riuscire a toccarmi le dita dei piedi, sentire il corpo che piano piano si allunga, si adatta a posizioni mai provate e sopratutto la mente si rilassa.

#Iddu
Una delle avventure più belle di questi mesi è stato salire sopra lo Stromboli! Ma di questo voglio parlare in un post dedicato. Intanto un piccolo spoiler: UAHU!!!

#Ukulele
Dulcis in fundo, in tre giorni ho preso una decisione. Senza rimandare o pensarci troppo… Ho comprato un UKULELE

20429619_10213623312325193_4012919096423480760_n

Sono giorni che passo con lui almeno un paio d’ore davanti a video tutorial, e devo ammettere che miglioro di giorno in giorno.
Cosa mi abbia spinta a farlo non lo so! Da piccola, per otto anni, ho suonato il violino.
E’ stato bello ascoltare una voce dentro, entusiasta, che mi diceva cosa mi avrebbe farebbe felice.
In questi giorni il suono del mio Ukulele mi fa felice.

Pe fà la vita meno amara, me sò comprata sta chiatara

e proseguo con un solo obiettivo: SEGUIRE CIO’ CHE MI FA BATTERE IL CUORE

… to be continued…

Cara Alessandra, così non va!

Cara Alessandra Amoroso, ti scrivo.

Sono una grande appassionata di musica italiana. Ti stimo anche molto. Sei bella, brava, hai una voce passesca, sei salentina. Insomma: una donna piena di qualità! In questi anni ho anche apprezzato alcune tue canzoni. Nell’eterna diatriba se fossi meglio tu o Emma Marrone ho spesso faticato a schierarmi.

Ma mi dispiace: sul ciglio senza far rumore non ti ci posso lasciare!

Per chi si fosse distratto, l’ultimo singolo di Alessandra Amoroso si intitola proprio così: “Sul ciglio senza far rumore“. Lui la lascia… hanno un rapporto di alti e bassi… e la nostra Alessandra lo aspetta sul ciglio senza far rumore!

Cara Alessandra, mi siedo accanto a te con una bella tazza di thè caldo e cerchiamo di ragionare insieme. Capisco il dolore, lo stordimento. Ma così non funziona. Il teorema di Ferradini di prendere una donna e trattarla male non funziona! E non funziona nemmeno farsi trattare male!

Ti preferivo quando ci incitavi comunque ad andare. Cosa è successo? Perchè ora ci racconti di una donna che si accontenta di stare in un angolo ad aspettare?

Non è un atteggiameno giusto nella vita, in generale, non solo nelle storie d’amore. Apprezzo il consiglio di non rompere troppo le scatole. Essere petulanti non aiuta. Nemmeno incalzare per avere risposte. Meglio mollare, dare tempo, spazio. Riflettere e far riflettere. E nel mentre che c’è il silenzio fare tanto rumore nella propria vita, ricominciare, stravolgere tutto.

Mia cara Alessandra, nessuno deve fermarti e fermare la tua vita. Tu vai avanti, vivi, diventa la migliore Alessandra che puoi divetare, e vedrai che lui, se ti ama. ti verrà a riprendere. Altrimenti va bene lo stesso.

629d13baf4af6f0704e2b85e5a73d937

Proprio l’altro giorno leggevo un articolo sull'”ASSERTIVITA’“. Una grande lezione! Essere assertive, uscire allo scoperto, imparare ad amarsi, mettersi al centro del proprio mondo per riuscire a dare un contributo alle relazioni, senza prevaricare gli altri o soffocare se stesse.

Ho segnato nel mio diario i principi dell’assertività con l’impegno di seguirli:

  1. ho il diritto ad essere trattato sempre con rispetto e dignità;
  2. ho il diritto di essere me stesso/a e di essere unico/diverso;
  3. solo io ho il diritto di giudicare i miei comportamenti, pensieri ed emozioni assumendomene la responsabilità e accettandone le conseguenze;
  4. ho il diritto di non giustificare il mio comportamento adducendo ragioni, scuse o spiegazioni;
  5. solo io ho il diritto di decidere se occuparmi o meno dei problemi degli altri, di prendermi responsabilità al posto di chi rifiuta di prendersele;
  6. ho il diritto di cambiare opinione, parere e modo di pensare così come di sbagliare assumendomi le responsabilità delle eventuali conseguenze;
  7. ho il diritto ad avere ed esprimere un’opinione personale non coincidente con quella altrui e ad essere ascoltato/a e preso/a sul serio;
  8. ho il diritto di rifiutare una richiesta che mi porta via troppo tempo o risorse dai miei impegni, di non soddisfare sempre le aspettative altrui, dire di no senza sentirmi in colpa;
  9. ho il diritto di chiedere ciò che ritengo opportuno nel rispetto del reciproco diritto a rifiutare;
  10. ho il diritto di dire “non capisco” a chi non mi dice chiaramente cosa si aspetta da me, di dire “non mi interessa” quando non voglio essere coinvolta in iniziative di altri, di dire “non so” quando mi si richiede una competenza che non ho.

E voi? che ne pensate? Meglio agire, piangere, rifarsi il trucco e andare, o stare lì, buone buone, ad aspettare in silenzio?

Una dichiarazione di intenti

Ci sono momenti nella vita di una donna (e chissà… forse anche di un uomo!) in cui sente che è ora di iniziare ad ascoltarsi.
Spesso è la vita che te lo impone, con i suoi tanti cambiamenti, con gli inciampi che si incontrano nel proprio percorso. Si perde il lavoro, si accende una nuova passione, si tocca il fondo o si prende il volo. L’anima urla più forte e chiede di essere ascoltata.

Ma da dove si riparte quando si ha d’improvviso  la sensazione che si deve ricominciare ad ascoltarsi? Da dove si riparte quando si abbandona, per scelta o costrizione, la propria zona comfort?

Cerco di mettere da parte la mia akrasia (che è la tendenza a procrastiare sempre tutto!) e mi impongo di imparare a vedere in una crisi una possibilità. Per fortuna ho dei compagni di viaggio che mi sostengono e mi sono vicini.

Un detto dice “meglio sola che mal accompagnata”. A me invece piace essere “ben accompagnata” e col tempo ho scoperto che c’è una compagna preziosa che è sempre con me e che devo imparare a conoscere ed ascoltare: ME STESSA! Perchè si può scappare da tutto e da tutti ma non da noi stesse.

Sono da sempre “una Penelope“. Penelope, la donna fedele, paziente, che per anni ha atteso a casa il ritorno del suo Ulisse. “Fatti non foste per viver come bruti“, diceva l’Ulisse di Dante. Ma questa raccomandazione a esplorare il mondo non è diretta anche alla povera Penelope?

Per me, Penelope è una donna che ha scelto la sua famiglia, le è fedele, ma vuole comunque essere libera. E’ una donna indipendente, che ha un mondo dentro, che segue il suo cuore e… che può uscire da sola.

PENELOPE ESCE SOLA non è un blog femminista nè una dichiarazione di indipendenza. PENELOPE ESCE SOLA è una dichiarazione di intenti, un impegno che ogni donna dovrebbe prendere con sè stessa. Una dichiarazione d’amore.

Ho deciso di aprire questo blog per condividere il mio percorso di crescita con chi vorrà seguirmi, uomini e donne con un forte desiderio di libertà.

E voi? avete mai deciso che non volevate rinunciare alla vostra libertà o a fare qualcosa che vi piaceva? Quando è scattata  la decisione di uscire da sole per seguire il vostro cuore?