Una donna libera in cammino

Le mie avventure iniziano sempre così: con una valigia e uno zaino troppo pieni di “non si sa mai”, una notte agitata, l’ansia di stare sconnessa una settimana, il dispiacere di lasciare i pelosi. Un sorriso che sa di libertà e felicità. Ed è stato così anche il 1 giugno, quando ho preso il treno diretta verso la Basilicata per andare a fare 120km.

Coordino il cartiere artistico, a cura di Compagnia Teatrale Petra, che si sviluppa intorno a “Il Canto degli uomini liberi – il cammino del Melandro”. Stiamo progettando e organizzando azioni artistiche e una ricercazione nei comuni coinvolti. Per ricerca e per conoscere meglio i territori, avevo necessità di fare anche io tutto il percorso.

Con un gruppo di altre 11 persone, tra cui tre “artisti in cammino” invitati da noi (Mimma Gallina, Michele Altamura e Manuel Tataranno) abbiamo camminato per circa 20 km al giorno. Per me è stata la prima volta. Della Basilicata conoscevo solo Satriano di Lucania, sede di Compagnia Petra. Non ho ancora nemmeno mai visitato Matera! Le aspettative erano alte. E lo dico subito: non sono state disattese.

Il percorso del cammino è un anello che attraversa i comuni di Satriano di Lucania, Pignola, Savoia di Lucania, Sant’Angelo Le Fratte, Sasso di Castalda, Brienza, Tito (Provincia di Potenza) e Atena Lucana (Provincia di Salerno). Molto più di un semplice itinerario escursionistico: è un’esperienza di turismo lento ed esperienziale, dove il camminare diventa un atto di scoperta del paesaggio, della storia e delle persone. Le vere protagoniste sono le comunità locali, chiamate “destinazioni umane“: agricoltori, ristoratori, guide ambientali, anziani e giovani che condividono storie, tradizioni e accoglienza con i viaggiatori (cit.).

Da mesi sentivo parlare di questi luoghi e persone, attraversarli, viverli in prima persona, è stato emozionante. Ero lì per lavoro ma, come mio solito, ho colto l’occasione per fare una mia ricerca personale. Il timore di non riuscire a portare a termine il percorso era tanto. Anche il senso di colpa di non essermi tanto allenata.

Sarei stata capace di arrivare alla fine? Il mio corpo, le mie gambe, i miei piedi, sanno resistere?
E come sarebbe stato condividere tutto questo con un gruppo?
Avevo portato l’abbigliamento e l’attrezzature adatte?

Queste e mille altre domande nel mio viaggio in treno verso il sud. Quando la mattina del 2 ho indossato i miei scarponi ho ricordato quando li ho comprati, tre anni fa a Milano. Il commesso mi aveva detto che erano adatte per fare un cammino e gli avevo risposto “Ma no, io non farò mai un cammino”. Ed eccomi, invece, pronta ad affrontare una nuova sfida.

Conoscere gli altri partecipanti è stato come un appuntamento al buio. Al primo saluto mi sono sentita subito in sintonia. Aver scelto di fare questa esperienza ci accumunava, stessa curiosità e stesso desiderio di sfidarsi a livello personale.

Perchè, diciamolo: non eravamo “obbligati” a camminare tutti quei chilometri. Se si fosse trattato solo di visitare i posti, erano tutti vicini, ben raggiungibili in macchina. Abbiamo incontrato tante persone che ci guardavano stupiti e ci chiedevano “perchè” stavamo facendo questo sforzo, allungando i tempi passando per strade che per loro nemmeno esistevano.

Me lo sono chiesto spesso anche io. E ho capito che non si cammina per arrivare ma per sentire. Sentire il proprio corpo, la fatica, la goia di arrivare, l’emozione di scoprire paesaggi inediti. Senti il silenzio che ti sfonda i pensieri, le voci delle tue paure, che impari a superare un passo alla volta, i tuoi compagni, con i quali intavoli discorsi infiniti, ripresi, abbandonati.

Abbiamo camminato seguendo la nostra guida, Rocco Perrone, che ha studiato un percorso che attraversa i paesi ma anche le strade dei trattori, quelle dei pellegrini, dei viandanti e dei lavoratori. Tracce invisibili che non avevano il solo scopo di farci conoscere la valle attraversata da fiume Melandro ma anche le persone e le storie di chi li abita.
Così abbiamo incontrato, in paesi che soffrono lo spopolamento, delle comunità di persone innamorate della propria terra, che hanno un dialogo con la natura, desiderosi di farsi conoscere ma non affamati di turismo mordi e fuggi. Generosamente hanno condiviso con noi dei chilometri, pranzi, cene, i loro ricordi e i loro sogni.

In molte famiglie ci sono storie di emigrazione verso terre lontane in cerca di fortuna. Alcuni sono tornati, altri no. Sarà per questi fili invisibili che li legano al lontano, ho percepito uno sguardo che valica gli orizzonti. Paesi arroccati alle montagne, ricostruiti dopo il terremoto del 1857, e poi di nuovo feriti da quello del 1980, con un sottosuolo ricco di petrolio, in cui ora sono le pale eoliche a svettare su campi non più coltivati.

Ma c’è chi ancora resiste, chi ha una “biblioteca dei grani” in cui ne coltiva 76 differenti varietà, chi mantiene viva la memoria di Giovanni Passannante,  l’anarchico che attentò alla vita di Umberto I e che per questo ha dovuto scontare anni di progionia e torture, per uscire da una trasfigurazione ideologica o turistica e affrontarne tutti gli aspetti con un osservatorio civile e un laboratorio di produzione artistica permanenti sul tema della qualità della consapevolezza sociale e del dibattito pubblico. C’è chi costruisce luoghi immersi nella natura in cui progetta di accogliere turisti consapevoli, chi decide di gestire una compagnia teatrale professionale in luoghi così difficili. Tante donne forti, che a dispetto dell’età ancora camminano per chilometri e prendono con curiosità tutto quello che la vita ancora ha da offrire. E tanti e tante altre che fanno del restare una scelta di rilancio per costruire futuri inediti e sganciati dalle logiche del turismo di massa o della svendita della propria terra.

E io, ovviamente, mi sono sentita in completa sintornia con ognuno e ognuna di loro. Di tutto il cammino è questo che mi ha emozionata di più. Oltre alla bellezza di una regione che non conoscevo affatto, ricca nel sottosuolo ma anche di umanità.

Sono partita intera, sono tornata intera, con un bagaglio ancora più pesante, arricchito di questi incontri e di tante riflessioni che ho fatto sulla mia vita nei momenti in cui mi staccavo dal gruppo e solitaria respiravo tra il verde di questa terra così generosa.

Cosa ho imparato da questa esperienza?
Si, ce la faccio a fare 20 km al giorno, salite, discese, e anche 120 km in sei giorni. Quando fai le salite ti sembra di morire, ma appena arrivi in cima, bevi l’acqua e ti guardi intorno, tutto passa e non ti ricordi più della fatica. I bastoncini, se usati bene, sono un grande aiuto. L’investimento va fatto sulle scarpe, i calzini tecnici e lo zaino. So stare in mezzo a persone che non conosco, anzi, amo farlo. Ho bisogno di attraversare i luoghi in modo lento, dandomi il tempo, per capire bene e conoscere, e lo stesso vale per le persone. Non voglio essere definita dal mio lavoro, ma dalla mia essenza. L’empatia è il dono più bello e prezioso che ho. C’è un’alternativa a questi modelli di turismo, cementificazione, sfruttamento che ci propinano come le uniche possibilità per far rinascere i nostri territori interni. Quando cammino e sono felice… non faccio le foto!

Cammina.
E scoprirai che la libertà ha l’odore del sudore,
dei campi bagnati,
e del tuo nome finalmente sussurrato dal vento.

Manuele Dalcesti

Mi hanno accompagnata in questa avventura:
Alessia, Angelo, Antonella, Brunella, Davide, Emanuele, Giovanna, Lella, Manuel, Maria, Marisa, Michele, Michelina, Mimma, Mimmo, Niccolò, Nicola, Rocco, Silvia, Vincenzo, Vito.
A voi va il mio ringraziamento.

4 pensieri su “Una donna libera in cammino

  1. Avatar di Marisa Marchica Marisa Marchica

    grazie Stefania per queste bellissime parole, ho condiviso con te questo cammino e le tue stesse emozioni. quando sono arrivata alla madonna di Pignola e ho incontrato il gruppo di cammino, tu ti sei subito presentata dimostrando la tua attenzione e gentilezza. tutti assieme abbiamo collaborato per rendere questo cammino un ricordo speciale. spero di incontrarti nuovamente sul mio cammino. con affetto Marisa

    Piace a 1 persona

Lascia un commento